L'occhio secco

Si tratta di una condizione di secchezza della superficie oculare (cornea e congiuntiva) indotta da una variazione quantitativa (diminuzione) o qualitativa del film lacrimale che ricopre la superficie oculare stessa.

 

Cause di occhio secco

Può essere provocata dal semplice invecchiamento dei tessuti (la ghiandola lacrimale e le ghiandole congiuntivali producono meno lacrime nell'età senile per un processo di atrofia progressiva che le coinvolge), oppure da numerose altre cause:

 

• Squilibri ormonali (premenopausa e menopausa) che inducono alterazioni nella composizione delle lacrime.

 

• Assunzione di farmaci (betabloccanti, colliri decongestionanti, conservanti dei colliri, diuretici, antidepressivi, antistaminici, estroprogestinici, ecc).

 

• Ragioni ambientali (zone ventose e poco umide, polluzione atmosferica, riscaldamento e condizionamento di ambienti di lavoro o residenziali) che tendono a far evaporare più rapidamente le lacrime dalla superficie oculare.

 

• Utilizzo di lenti a contatto (soprattutto morbide, che essendo idrofile assorbono acqua dalle lacrime).

 

• Malattie autoimmunitarie con atrofia progressiva delle ghiandole lacrimali (Artrite reumatoide, Spondiloartrite anchilosante, Lupus eritematoso sistemico, Sclerodermia, ecc), la cosiddetta Sindrome di Sjögren.

 

 

Test per verificare la condizione di occhio secco

Test di Schirmer: si misura l'imbibizione da parte delle lacrime di striscioline di carta applicate nel fornice inferiore (nello spazio tra interno palpebra e occhio) in un tempo di 5 minuti.

Break up time (BUT): si colora la lacrima con fluoresceina e si misura il tempo di evaporazione della lacrima in base alla comparsa di punti di rottura del film lacrimale.

Menisco lacrimale (ML): si colora la lacrima con fluoresceina e si misura quanto è spessa la lacrima mediante la lampada a fessura.

Quadro obiettivo oculare: verifica delle aree secche mediante colorazione con fluoresceina: questo colorante naturale ha la capacità di fissarsi alle zone sofferenti di cornea e congiuntiva per la secchezza oculare, colorandole di giallo o (in osservazione con luce blu di Wood) o a fluorescenza.

Raccolta dei disturbi lamentati dal paziente: spesso il malato parla di occhi asciutti, con senso di sabbia o di corpo estraneo, bruciore, desiderio di ammiccamento frequente (per rinnovare la lacrima carente), visione sfocata (la lacrima è la prima lente di cui è dotato l'occhio; se la lacrima è alterata, anche la visione può venire disturbata), intolleranza alle lenti a contatto, difficoltà ad aprire gli occhi al mattino, spesso con dolore.

 

Terapia dell'occhio secco

Sono molto importanti i cambiamenti nelle abitudini di vita, a cominciare dall'alimentazione; non meno importante è la buona umidificazione dell'ambiente in cui si vive, sia casalingo che lavorativo. La detersione del margine palpebrale nei casi di blefarite consente di ridurre l'eccesso di grasso nelle lacrime, migliorando così la stabilità del film lacrimale; la detersione è sia meccanica che chimica: esistono in commercio numerosi prodotti  per l'igiene palpebrale (salviettine detergenti o shampoo per le ciglia da utilizzare con garzine di cotone).

La terapia medica avviene con i sostituti lacrimali: ne esistono di tantissimi tipi, dai colliri meno densi a quelli più viscosi, per arrivare ai veri e propri gel. In base al tipo di deficit lacrimale (qualitativo o quantitativo), l'oculista propone al paziente il prodotto più indicato. Molto utili quelli monodose, in quanto non contenendo il conservante, sono più facilmente tollerabili. Qualora le erosioni corneali da occhio secco siano molto estese ed i sintomi siano intensi, bisogna utilizzare o le pomate oftalmiche riepitelizzanti o le lenti a contatto terapeutiche, lasciate in sede anche 2-3 settimane al fine di coprire e proteggere le zone "secche" della cornea.

Talvolta vengono utilizzati tamponi di acido ialuronico introdotti nei canalini lacrimali: riducendo il deflusso di lacrime, consentono di avere un film lacrimale più abbondante. Dopo qualche giorno il tampone si riassorbe, e se i risultati sono stati buoni, si può proporre al paziente la chiusura definitiva del punto lacrimale o con laser (meno usato) o con i "lacrimal plugs" in silicone: questi ultimi, a differenza di quelli in acido ialuronico, non sono riassorbibili, e consentono una ostruzione permanente del canalino lacrimale; rispetto alla chiusura con laser, questi plugs hanno il vantaggio di poter essere rimossi in qualunque momento e per qualunque necessità: la reversibilità di questa tecnica la rende più maneggevole rispetto alla chiusura definitiva delle vie lacrimali ottenuta con il laser.

 

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