Questo articolo è dedicato a tutti i genitori dei bambini in età prescolare e ai pediatri di famiglia, ai quali è affidata la vigilanza sulla salute visiva dei loro piccoli pazienti.

visita oculistica pediatrica

LO SVILUPPO VISIVO NELL’INFANZIA

Neonati:

Riescono a vedere da 25 a 30 cm (la distanza dal viso della madre durante l’allattamento).

La fissazione è attiva solo per stimoli sensoriali forti (colori e luci intensi).

Tre mesi:

Riescono a seguire un oggetto in movimento: si passa dalla fissazione riflessa a quella cosciente.

I giochi e gli oggetti mobili molto vividi possono stimolare lo sviluppo della visione

Sei mesi:

La retina ha raggiunto un buon livello di sviluppo. Riescono a vedere i dettagli piccoli; la percezione della distanza e della profondità continua a migliorare. I vari movimenti associati degli occhi sono completi e precisi (come quello della convergenza-accomodazione).

Un anno:

In cammino verso uno sviluppo completo. Il coordinamento visivo-manuale aumenta con i giochi che coinvolgono l’orientamento, la manipolazione, il lancio, il posizionamento e la presa. I movimenti fusionali sono completi.

Anche se lo sviluppo fisico maggiore della visione si verifica nel primo anno di vita, i bambini continuano ad affinare le loro strategie visive per tutta l’infanzia. I muscoli degli occhi si rafforzano e i collegamenti nervosi si moltiplicano. È possibile incentivare questo processo fornendo al bambino vari stimoli visivi. I bambini in età prescolare, dai due ai cinque anni, sono in grado di disegnare e di guardare le immagini. Collegando le favole alle illustrazioni, è possibile coordinare la vista e l’udito del bambino. I bambini sono inoltre affascinati dalle cose che si muovono, come le girandole. Uno stimolo adeguato può aumentare la curiosità, la durata dell’attenzione, la memoria e lo sviluppo del sistema nervoso. Può anche aiutare a migliorare l’immaginazione. Quindi cercate di fare vedere ai vostri bambini una quantità enorme di cose interessanti.

QUALCHE DATO ALLARMANTE

Due milioni e mezzo di bambini italiani di età compresa tra i 4 e i 10 anni accusano arrossamenti agli occhi, affaticamento della vista o mal di testa nelle ore scolastiche. Eppure quasi un milione e mezzo di loro non si e’ mai sottoposto a una visita oculistica. Sono i dati poco confortanti che emergono da una ricerca condotta dall’Istituto Piepoli e richiesta dalla Commissione difesa della vista, che ha evidenziato come, a una buona salute oculare corrisponda quasi sempre anche un buon rendimento scolastico.

Bambini sottoposti a controlli medici che accusano fastidi agli occhi: 30%
Genitori italiani che non sottopongono i figli ad una visita oculistica: 20%

Secondo lo studio il 30% dei bambini sottoposti a controlli medici accusa fastidi agli occhi, mentre il 20% dei genitori italiani non sottopone i propri figli ad una visita oculistica (se non obbligatoriamente al momento della nascita, quando il medico che valuta lo stato di salute generale del neonato ha l’opportunità di verificare se il bambino presenta alterazioni morfologiche a livello dell’orbita, delle palpebre o del bulbo). L’accurato esame obiettivo, eseguito alla nascita, può rilevare subito la presenza di infezioni tipiche da parto o di anomalie che possono interessare l’occhio. Tuttavia i controlli non possono esaurirsi nella visita alla nascita, poiché è solo attraverso una accurata analisi durante la crescita che molti difetti visivi possono trovare una adeguata soluzione terapeutica.

Nello stato americano del Kentucky, ad esempio, una legge del 2000 che ha reso obbligatorio il controllo della vista nei piccoli che si apprestano ad entrare alle scuole elementari, ha reso possibile scoprire che quasi il 14% dei bambini visitati aveva bisogno di lenti correttive, il 3,4% soffriva di “occhio pigro”, il 2,3% era affetto da strabismo e lo 0,83% era stato colpito da altre patologie oculari. In Italia non esistono obblighi di controllo in tal senso ma rimane in ogni caso il dovere di ogni genitore di tutelare nel migliore dei modi la salute visiva del proprio figlio.

IL RUOLO DEI GENITORI

L’osservazione quotidiana da parte dei genitori nell’ambito domestico (e degli insegnanti a scuola) costituisce il momento più importante per verificare l’integrità dell’apparato visivo del bambino. Ogni genitore dovrebbe chiedersi sempre “Mio figlio vede bene? Ha dei problemi agli occhi?”. Vediamo quali sono gli aspetti ai quali il genitore deve prestare particolare attenzione:

Bambini inferiori ai 2-3 anni:

Il bambino risponde al sorriso della mamma? Apre la bocca alla vista del biberon? Segue gli oggetti in movimento, e li riconosce? Appare infastidito se viene esposto alla luce intensa? Ha spesso gli occhi rossi? Le ciglia incrostate al risveglio? Si stropiccia gli occhi o li apre e li chiude frequentemente? Ha la pupilla bianca anziché nera? Apparentemente un occhio è deviato rispetto a quello che fissa (strabismo)? Tiene la testa inclinata su una spalla o il volto ruotato a destra o sinistra, quando guarda? Si avvicina troppo agli oggetti o alla televisione per guardarli? Cammina sicuro, evitando gli oggetti posti sul suo cammino?

Bambini dai 4 ai 5 anni:

Le domande precedenti Lamenta cefalea, soprattutto quando disegna e scrive? Distingue senza incertezze i colori degli oggetti? Con l’ingresso nell’età scolare, la vigilanza del genitore può allentarsi, a patto che sottoponga a visita oculistica e ortottica ogni 2 anni il proprio bambino e raccolga con attenzione i minimi segnali di disagio visivo (cefalea alla lettura, difficoltà nel vedere la lavagna, scrittura disordinata e fuori dalle righe, difficoltà nel leggere fluentemente). In questo cammino di prevenzione visiva il genitore viene affiancato dal pediatra e dall’oculista, che devono essere immediatamente interpellati al minimo dubbio: la diagnosi precoce delle malattie dell’occhio, o dei suoi difetti di vista, rimane a tutt’oggi il punto fermo per la risoluzione delle anomalie oculari infantili.

IL RUOLO DI PEDIATRI E OCULISTI

Non è unanime il consenso sugli strumenti che il pediatra può utilizzare per la rilevazione precoce dei difetti visivi.

E’ nata perciò l’esigenza di creare un gruppo di lavoro composto da oculisti e pediatri per elaborare LINEE GUIDA, rivolte al pediatra di famiglia, per una attenta sorveglianza della funzione visiva nell’infanzia. Il documento è stato proposto dal Prof. Paolo Nucci (oculista di Milano) e dai dottori Roberto Marinello e Marina Picca, pediatri di famiglia a Milano; esso ha lo scopo di dare al pediatra la possibilità di individuare il più precocemente possibile, nell’ambito del programma dei bilanci di salute, i soggetti che necessitano di una consulenza specialistica. Non vuole, pertanto, avere alcuna pretesa diagnostica, che viene riservata allo specialista oculista, ma solo di prevenzione.I contenuti riportati nel documento dovranno essere valutati e verificati, con modalità appropriate, per poter rimodellare e migliorare nel tempo il programma proposto tenendo conto del ruolo centrale del pediatra di famiglia nella prevenzione e diagnosi precoce dei disturbi sensoriali dell’età evolutiva.

IL MIO PENSIERO

Frequento le divisioni oculistiche ospedaliere dal 1988, e tantissime volte mi è capitato di visitare bambini di 9-10 anni a cui non era mai stata fatta una valutazione oculistica in precedenza.

Occhi pigri, occhi strabici, occhi con anomalie congenite… e sempre ho pensato: “Ah, se ci fosse più attenzione da parte dei genitori! La prevenzione è l’arma vincente di ogni medico!” Ma penso anche: “Ah, se rendessero obbligatoria la visita oculistica a 5 anni, prima dell’ingresso nella scuola elementare!”.

Un concorso di colpa, quindi… Vuoti legislativi e scarsa attenzione di certi genitori… Anche le linee guida sopra esposte, lodevoli e complete, generano un piccolo vuoto “diagnostico” tra i 3 e i 5 anni (affidare al pediatra la valutazione in questo periodo significa forse caricarlo di eccessive responsabilità: sarebbe meglio inviare direttamente a oculisti ed ortottisti i bambini di 3 anni, per una completa valutazione dell’apparato visivo, a prescindere dall’esistenza di disturbi. Ma si sa: le risorse del nostro sistema sanitario non consentono una così capillare opera di prevenzione!), cioè nel pieno del periodo “plastico” dell’apparato visivo e del sistema nervoso centrale che lo governa; un periodo nel quale la scoperta delle malattie oculari, dei difetti di vista, degli strabismi, dell’ambliopia, e l’applicazione immediata dei sistemi correttivi consentirebbero un più rapido e un più completo recupero visivo, rispetto a qualunque altro periodo dell’età infantile o adolescenziale.

Un dato, comunque, è certo: le figure professionali dell’oculista e dell’ortottista si integrano perfettamente per affrontare in maniera sicura e serena, insieme a genitori e pediatri, il problema della diagnosi precoce delle malattie oculari.

Il mio consiglio

Al minimo dubbio e anche prima dei 3 anni, il genitore o il pediatra dovrebbero far sottoporre il bambino a visita ortottica e a visita oculistica.

A 3 anni, anche se apparentemente non esistono problemi visivi, sarebbe opportuno inviare il bimbo all’oculista e all’ortottista per la prima valutazione specialistica.

Prima di iniziare la prima classe della scuola elementare sarebbe bene, anche se sono stati eseguiti accertamenti precedenti, che tutti i bambini eseguissero la loro prima visita oculistica ed ortottica.